Descrizione
ANTEPRIMA NAZIONALE
di e con Marco Baliani
drammaturgia sonora e luminosa Mirto Baliani
regia Maria Maglietta
organizzazione e promozione Ilenia Carrone
foto di scena Marco Parollo
produzione Casa degli Alfieri,
Accademia Perduta/Romagna Teatri, Tib Teatro
La storia di Peter Schlemihl è quella di un giovane che cede la sua ombra, in cambio di ricchezza e successo. Lo spettacolo racconta il fascino inquietante di quel baratto. Fin dall’inizio Peter è segnato da una sorta di diversità. La sua sensibilità lo fa essere troppo attento al mondo, di cui coglie tutta la superficialità e da cui al tempo stesso è fatalmente attratto. La frustrazione che conduce Peter ad accettare quel baratto deriva dalla impossibilità di accedere ad un mondo che viene di continuo promosso e promesso, ma che è impossibile raggiungere. Peter è uno dei tanti giovani pieni di intelligenza e creatività a cui è negato non solo il futuro, ma la possibilità di riuscire a immaginarlo. Una speranza di futuro che si scontra con la grettezza spietata del presente. Pur di raggiungere quel futuro Peter si trova ad accettare le regole di un mondo che lo emargina in una nuova forma di diversità.
Nella storia l’ombra è il primo gradino di svendita di sé, ma l’ombra, a differenza dell’invisibilità dell’anima, permette al racconto di essere matericamente assai più concreto. L’ombra permette al corpo di avere una sostanza, un peso; senza ombra il corpo perde consistenza, diventa un essere fragile, debole. Additato come uno spettro, Peter è costretto a nascondersi, perdendo la sua visibilità. Così, per riappropriarsi di quella sua parte mancante, Peter deve lottare contro forze oscure, seducenti, che sono anche dentro di lui, difficili da riconoscere e fronteggiare, così attraenti che basta un niente per restarne intrappolato.
La storia di Peter Schlemihl è una nera favola di ombrosa magia, che vira al grottesco, con a tratti un’ironia che la rende ancor più inquietante. Per riuscire a raccontarla bisogna essere capaci di camminare in precario equilibrio su quel crinale sottile che separa l’ombra dalla luce. Basta un passo falso e si entra nella facile morale o nella ancor più facile retorica. Tocca a me, sotto la guida di Maria Maglietta, percorrere quel sentiero non solo narrandolo con la voce, ma scomponendolo in gesti di luce, in suoni che mi avvolgono e mi dislocano in altri spazi tempo. La mia andatura narrativa deve farsi guidare dalla precarietà corporea di Peter, devo riuscire a sentirmi instabile come lui. È il gioco sempre difficile, qui ancora di più, tra le tante persone-personaggi che entrano ed escono dal racconto, al tempo stesso restando dentro la partitura sonoro-visiva di Mirto Baliani, che avvolge in forme magiche la scena. La nostra scrittura scenica segue il fluttuare di quell’esistenza precaria. (Marco Baliani)
NOTE DI REGIA
Oscurità e solarità, ombra e luce, lo spettacolo narra delle facili trappole luccicanti che ci attirano e seducono e della difficile lotta per trovare dentro di sé quella strada da esplorare, non percorsa, che nessuno ti può vendere come fosse una merce già confezionata. La direzione percorsa durante il lavoro di improvvisazione ha spinto il racconto orale, a farsi sonorità dilatata. Non è la prima volta che affianco Marco in un percorso di narrazione, ma questa volta le suggestioni luminose, le composizioni musicali, le sonorità, create da Mirto Baliani sono esse stesse voci in altro modo narranti. Questa fiaba buia si configura quindi come una “macchina sonora”.
I suoni e le luci accompagnano e a volte scompaginano le azioni narrate e il narratore deve lasciarsi andare al gioco senza opporre resistenza, ma altre volte restare saldo in mezzo alla bufera. Da questo ensemble sonoro e narrativo ne scaturisce, come nel racconto di von Chamisso, un clima di sospensione, un’atmosfera sognante, un’attesa di eventi al limite della realtà. Resta alla fine l’inquietudine, eco di una voce frusciante, sonorità di un sorriso diabolico. (Maria Maglietta)